martedì 15 settembre 2009

mercoledì 9 settembre 2009

Ricatto d'amore

A New York le aspirazioni di un ragazzo che sogna un futuro nell'editoria, magari anche da scrittore, si infrangono contro le infinite vessazioni del suo capo, la classica donna tutto lavoro e niente divertimento. Il giorno in cui però il capo rischia di essere deportato nel natio Canada per problemi di visto si presenta l'occasione per un matrimonio di interesse, operazione di certo rischiosa ma potenzialmente foriera della sospirata promozione. L'unico problema sarà tenere in piedi la rappresentazione senza che nessuno, nemmeno l'immigrazione, se ne accorga.La commedia matrimoniale newyorchese, un vero e proprio genere a sé, va in trasferta in Alaska, dove risiedono i genitori dello sposo e dove si svolgerà gran parte del film (dopo l'opportuna introduzione cittadina). Retaggi indiani all'acqua di rose, beghe familiari di poco conto e un'evoluzione dei personaggi ai minimi storici tuttavia non inficiano eccessivamente la godibilità di un film diretto con gusto, ritmo e qualche guizzo.Come già nel precedente 27 volte in bianco ad Anne Fletcher non viene dato nulla di ciò che solitamente è concesso ai registi di questo tipo di film. Non gode di attori carismatici, non ha caratteristi d'eccezione per i ruoli di secondo piano, non ha uno script degno di questo nome (la trama vecchio stampo sembra rubata ad una commedia screwball degli anni '40) e non ha nemmeno un'ambientazione coreografica e suggestiva come New York. Ma la coreografa è lei. Anni d'esperienza nel mondo della danza in teatro consentono alla Fletcher un approccio plastico ad ogni scena e un modo di concepire la scansione del racconto che si incentra su singoli assoli di ogni personaggio invece che basarsi sulle solite scene di gruppo in cui ognuno dice la propria.In questo la solita commedia sulla battaglia fra i sessi acquista un po' di spessore. Le idee visive della Fletcher cercano la sorpresa e sono in una curiosa armonia con l'Alaska, luogo sconosciuto alla protagonista e straniante per chi non ci ha mai vissuto a causa delle sue peculiarità ambientali.

mercoledì 2 settembre 2009

venerdì 7 agosto 2009

Sorry, we're closed


VADO IN NUOVA ZELANDA.

martedì 28 luglio 2009

La rivolta delle ex


Connor Mead è un celebre fotografo di moda col vizio delle donne e della poligamia. Costretto suo malgrado a partecipare alle nozze del fratello minore, lo sciupafemmine incallito torna alla tenuta del defunto zio Wayne. Allergico all'istituzione del matrimonio e fermamente deciso a far saltare in aria matrimonio e torta nuziale, sarà al contrario costretto a rivedere il suo cinismo e il suo antisentimentalismo da tre fantasmi in gonnella. A bordo di un letto a due piazze viaggerà avanti e indietro nel tempo alla ricerca del suo cuore perduto. Tra fughe e viaggi metafisici, Connor rivedrà Jenny, ex amata, lasciata e mai dimenticata. Forse per il seduttore impenitente è tempo di amare.
La rivolta delle ex è un viaggio impossibile nel tempo, quello della seconda chance e dell'opportunità riparatrice, che impegna il protagonista a riformulare la propria vita e a compiere il desiderio inesaudito dell'amore. Esperto della commedia romantica metafisica (Se solo fosse vero), Mark Waters replica formula e atmosfera aprendo faglie temporali nel presente di Connor Mead. Percorrendo una via fantastica, il “sogno” del dragueur mai appagato lascerà residui palpabili e tracce nel suo cuore e risarcirà le lacrime versate dalle troppe amanti. La progressione del discorso amoroso tra il cinico Connor di Matthew McConaughey e l'ostinata Jenny di Jennifer Garner, è affidata al fantasma dello zio Wayne, amatore recidivo, morto in solitudine e deciso ad ammonire e redimere l'intraprendente nipote. Se i flashback ripercorrono il passato sentimentale del protagonista, mostrando il vivace campionario femminile desiderato, amato e abbandonato nel corso della sua esistenza, o meglio della sua vocazione, i flashforward gli anticipano un futuro tragico, risultato di un'esistenza spesa a deprezzare le donne. Alla base della sua “cattiva abitudine” c'è un trauma adolescenziale che lo ha reso un seduttore a caccia della quantità e mai della qualità. Una sola volta, al ballo della scuola, gli accadde di soffrire e fu un errore da non ripetere e addirittura esorcizzare. Quell'errore è la donna che Connor ha realmente amato e per cui ha troppa paura di rischiare una terza volta. La prima restò senza fiato, mentre uno spasimante più scaltro invitava Jenny al primo lento e al primo bacio, la seconda batté praticamente in ritirata prima che l'alba li sorprendesse abbracciati “a cucchiaio”. L'ironia della prima metà del film, che rianima le memorie screwball (guerra dei sessi, inseguimenti e situazioni imbarazzanti), si disperde sul traguardo, negando l'epilogo amaro e concedendo via di fuga e strategia di riscatto agli amanti, tormentati, lasciati e ritrovati sull'altalena della loro infanzia.

E poi vogliamo parlare di Matthew McConaughey? L'ho decisamente rivalutato!

giovedì 23 luglio 2009

Straight Through My Heart

In the heart
Of the night
Where it’s dark
In the lights
I heard the loudest noise...
A gunshot on the floor
I looked down
And my shirts turning red
I’m spinning around
Felt her lips on my neck
And her voice in my ear
Like I missed you
I want you tonight
Chorus:Straight through my heart
Same old bullet got me
I can’t stop the bleeding, woah
Straight through my heart
She aimed and she shot me
I just can’t believe it, oh No
I can’t resist
And I can’t behave
I just can’t escape this love
Straight through my heart (soldier down)
My heart (soldier down)
My heart, oh
Thought I knew,
Moving on
Thought I could,
Fool her charm
I really wanna go
But I can’t leave her alone,
oh, oh Hear the sound,
Of a love so loud
I just can’t
I just can’t ignore this feeling
Said she missed me,
And she wants me,
wants me tonight
In the heart
Of the night
When it’s dark
In the lights
I heard the loudest noise
A gunshot on the floor

Eccolo! Il nuovo singolo dei miei amori!!

Mansfield park di Jane Austen

Fanny Price è diversa da tutte le altre eroine di Jane Austen: non ha il senso dell’umorismo di Elizabeth Bennet né la frivolezza di Emma, e nemmeno la consapevolezza di Elinor Dashwood o l’irruenza di sua sorella Marianne. Fanny è tutta buon senso, umiltà, riservatezza e vulnerabilità. È il personaggio più passivo del romanzo, eppure dal punto di vista dell’azione morale, Fanny è la più attiva perché è l’unica che riesce a vedere le cose nella giusta prospettiva fin dal principio. Nella sua immobilità, è un personaggio chiave, simbolo di quel mondo di pacata quiete e solidi valori che era l’Inghilterra rurale del primo Settecento, contrapposto alla frenesia e dinamicità di una Londra ormai alle soglie della Rivoluzione industriale. Con Fanny, Jane Austen disegna il ritratto di un’eroina positiva non per abbondanza, ma per difetto di qualità mondane: un’eroina che fa dell’immobilità la propria forza, e vince senza fare nulla.

Il mondo descritto da Jane Austen non varca mai i limiti della vita e degli ambienti da lei direttamente consciuti, rinuncia ad avventurarsi nel fantastico o nell'ignoto. Eppure, il suo fine tocco ironico, la sua prosa elegante e fredda, la sottigliezza con cui analizza e descrive i conflitti tra esigenze morali e psicologiche conferiscono alla sua narrativa una non comune complessità e collocano l'autrice tra i più grandi nomi del romanzo inglese.